Il mio inizio e la mia fine con le comuni di Osho

17 Lug

osho_international_pune_20111015Ho frequentato per qualche anno i centri di Osho, non a caso il nome ‘Dharma’ deriva proprio da questo.
E’ stata indubbiamente una bellissima esperienza, un invito ad entrare in contatto con le emozioni, sperimentare tecniche di meditazione ed uscire da quei condizionamenti che la società ti offre. Con gli occhi di adesso, però, non consiglierei ad un amico tale esperienza per i seguenti motivi che esporrò in maniera ‘spietatamente’ sincera:

1- Come accade in ogni circolo creato ad immagine del proprio guru (nel senso buono del termine), al momento della morte di quest’ultimo, il messaggio gestito dai cosiddetti ‘discepoli’ viene travisato, perdendo inevitabilmente la purezza che lo contraddistingueva. Inoltre avviene una stagnazione riguardo all’evoluzione di questo messaggio, che naturalmente avverebbe con il guru in vita, con la conseguente tendenza di trasformare il messaggio in una più sottile forma di religione, in cui le idee del guru espresse in passato non vengono messe in discussione. Quello che ho notato direttamente è un attaccamento a dei metodi, sia di meditazione che terapeutici, mentre è passato in secondo piano il messaggio fondamentale primario sulla natura indivisibile della vita e dell’universo. Questo avviene sia per la mancanza di cosiddetti ‘illuminati’ all’interno del circolo, sia dall’esclusione che questi in ogni caso subirebbero, dal momento che in quasi tutti i centri di Osho che conosco è vietata l’entrata a coloro che si affermano ‘illuminati’.

2- Il messaggio che vedo trapelare in ogni attività è: ‘c’è un qualcuno dentro il corpo che può migliorare la propria vita tramite la meditazione e i gruppi di terapia’. Al di là dell’utilità che ci può essere nell’entrare in contatto con certe emozioni all’interno di uno spazio di espressione più sicuro, il messaggio primario che lo stesso Osho esprimeva, anche se in maniera meno diretta rispetto a quello denominato ‘advaita’, è stato completamente perso. Ricordo ancora Osho nel raccontare il cosidetto momento in cui il senso di essere qualcuno è svanito ed è rimasta soltanto la consapevolezza di essere ogni cosa. In quel momento è svanita anche l’idea di essere qualcuno dentro il corpo che può migliorare la propria vita tramite l’utilizzo di uno strumento meditativo o terapeutico. Anche a livello logico, se esiste solo l’Uno, non può esistere nessun ‘due’. In questo che vedo, non è mai esistito qualcuno che dotato di libero arbitrio ha ‘scelto’ una via piuttosto che un’altra, il tutto è semplicemente accaduto nel dispiegarsi naturale della vita, senza alcun motivo o scopo, ma semplicemente perché le cose sono così come sono.
Probabilmente agli albori della prima Pune, Osho si rese conto che questo messaggio non poteva essere realmente colto perché la maggior parte delle persone che si avvicinava a lui era troppo repressa emozionalmente dai condizionamenti assorbiti dall’ancor più rigida società di quel tempo, e il messaggio primario sarebbe stato solo colto a livello intellettuale, quindi sarebbe stato del tutto inutile. E’ nato un percorso, una sorta di preparazione alla visione di questa natura indivisibile della vita, che nel tempo si è progredito fino alla sua morte nel 1990, senza però aver raggiunto il momento in cui il messaggio si sarebbe spogliato di ogni tecnica o terapia per rimanere nudo, diretto e non fraintendibile.
A mio parere, dal momento che non c’è nessuno che si può preparare alla visione di questo, è criticabile l’operato di Osho sotto questo punto di vista, ma dal momento che la vita ha operato così, questo è quello di cui c’era bisogno. Inoltre se il messaggio di Osho fosse stato diretto fin da subito, non avrebbe avuto questo appeal così grande anche a livello mediatico, che ha reso comunque una diversa visione della vita ad appannaggio veramente di tutti, entrando per così dire nel mondo ‘mainstream’.

3- Il business: sia a livello di Pune, che in maniera considerovolmente minore in altri centri di Osho, vedo strutture ben rodate che in alcuni casi creano una mole di business a cui viene data una priorità maggiore rispetto ai contenuti. Non a caso, se il messaggio diretto di questo vedere fosse condiviso, molti gruppi di terapia o meditazione non avrebbero alcun senso. Che senso ha meditare o fare un gruppo di terapia con l’aspettativa di stare meglio o riconoscere chi sono, se il cosa realmente sono è già disponibile qui e ora senza bisogno di nessuna attività? Ma come in ogni legge di mercato, l’offerta viene creata dalla domanda, perciò se ci sono gruppi di meditazione o terapia questo è quello che deve essere anche se ci sono per così dire altre vie più brevi.

Conclusioni: come già detto all’inizio dell’articolo, l’esperienza vissuta nel circolo di Osho è stata bella ed entusiasmante, ho conosciuto molti amici con cui sono tuttora in costante contatto ed è stato un grandissimo invito a lasciar andare certi condizionamenti assorbiti da questa società che è effettivamente malata. Allo stesso tempo, però, con gli occhi di adesso posso dire che in tale circolo non c’è il clima adatto affinché il messaggio primario, in cui la percezione di ‘essere qualcuno dentro il corpo’ scompare per lasciare spazio alla consapevolezza di esser il ‘nulla’ o il ‘tutto’ in ogni forma, sia non solo assimilato ma addirittura espresso. Anche perché questo, ovviamente, implicherebbe la scomparsa di tutte le tecniche di meditazione e dei gruppi di terapia che vanno tuttora per la maggiore.
Per questa serie di motivi la prossima volta che entrerò in un centro di Osho sarà per salutare amici a cui voglio bene, ma non per partecipare alle attività offerte, vista la mia mancanza di interesse ad esse.

Un abbraccio,
Dharma

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8 Risposte to “Il mio inizio e la mia fine con le comuni di Osho”

  1. Gioele luglio 17, 2014 a 11:42 pm #

    Dici: “ci sono vie per così dire più brevi”..quali sono? (È una domanda sincera, non provocatoria)

    • premdharma luglio 18, 2014 a 10:04 am #

      ciao Gioele, sono sincero. Quando scrivevo ‘ci sono vie più brevi’ in me sorgeva il pensiero che in realtà non esiste alcuna via, ma per facilità di espressione comunicativa ho lasciato così, per non entrare in un altro discorso che occorreva più tempo per essere espresso e che avrebbe mandato un po fuori dal tema. Tutto quello che scrivo si basa sul vedere che non c’è nessuno dentro il corpo separato dagli altri dentro altri corpi. Non esiste libero arbitrio, quindi non esiste ‘scelta’. Esiste solo la vita che si dispiega attraverso forme di vite che talvolta si credono ‘qualcuno di separato’. Se questo viene visto e non compreso solo intellettualmente, l’idea di andare verso una ‘via’ cade perché ti rendi conto che tutto ciò che cercavi è sempre stato qui e ora. Se dai un’occhiata ad altri articoli nel blog, troverai sicuramente espresso più approfonditamente il tutto. Ciao 🙂

      • Gioele luglio 19, 2014 a 1:14 pm #

        si, in effetti ero sicuro che il senso del tuo discorso fosse questo, ed è molto chiaro perché intellettualmente l’ho già “compreso”, e so da tempo ormai che non esiste una via semplicemente perché non esiste un punto di arrivo, un’illuminazione da raggiungere, perché io sono già l’illuminato, o meglio, sono parte della Luce, sono la Luce da tutta l’eternità… solo che non lo so… lo dico, lo scrivo, ma non conta nulla, non lo so davvero, è solo un’idea della MIA MENTE, e fino a che esisteranno queste DUE parole non avrò compreso nulla, davvero, perché non avrò fatto quell’esperienza, davvero, e non si sarà realizzata quella Verità, davvero… quindi pensavo che forse c’è un percorso, e che la meditazione (intesa non come un’attività, ma come una MODALITA’… una volta qualcuno mi disse “Tutto è meditazione”) può essere quel percorso… un percorso “falso” si intende, proprio perché in realtà non vai da nessuna parte, ma semplicemente scopri che tutto ciò che cercavi E’, qui, ora…

      • premdharma luglio 20, 2014 a 11:21 am #

        ciao Gioele, affinché tu lo abbia compreso intelletualmente, e questo sia considerato come verità, significa che quantomeno a livello intituivo (che è più profondo rispetto a quello intellettuale) questo messaggio scuote qualcosa che va ben oltre la ‘tua’ mente. Anche a rigor di logica, ciò che sei deve essere qualcosa di permanente, non qualcosa che va e viene. Quale è l’unica cosa di impermanente nella vita? I pensieri che attraversano la mente vanno e vengono, non sono permanenti, quindi non sei i tuoi pensieri. La stessa cosa vale per le emozioni e anche ovviamente per il corpo. Cosa è però che testimonia il passaggio di queste cose e il perenne cambiamento di essi? E’ una presenza che testimonia i pensieri, le emozioni e il corpo. Essa non ha un colore, non ha un sapore, non è visibile tramite gli occhi, non è in nessun modo tangibile tramite i sensi di cui siamo a disposizione a livello corporeo. Per questo viene spesso denominato ‘vuoto’ o ‘nulla’, perché sono le parole più indefinibili che ci sono e per questo sono quelle che si avvicinano di più a un qualcosa che non può essere definito. Questo vuoto contiene allo stesso tempo il ‘tutto’, è l’origine del tutto, è tutto ciò che c’è. Questa conspapevolezza è ciò che realmente siamo e nel momento in cui questo viene visto, la ricerca finisce. Il senso di separazione può tornare a trovarti, ma cade sempre di più il desiderio di ‘trovare una soluzione alle cose’ (vedi meditazione) e accade sempre di più l’accettazione.
        Non può esserci una ‘via’, perché la vita non è un metodo o una modalità :), altrimenti basterebbe impegnarsi tanto in qualcosa per essere felici, ma come vedi questo non è il caso. Questa visione può non avvenire a qualcuno che medita da 40 anni e può accadere a qualcuno che ha impiegato la sua vita ad andare al pub per bere birra tutte le sere (e li ho conosciuti). Nei miei anni di meditazione, posso dire che la visione di questo è stata facilitata nel momento in cui ho smesso di cercare una risposta tramite un metodo. E’ la vita, i fiori sbocciano prima, dopo o mai, senza nessun motivo o scopo, dal momento che non c’è nessuno di separato a guidare questo gioco.
        Abbraccio 🙂

  2. Gioele luglio 21, 2014 a 12:23 pm #

    ok, molto chiaro fino al primo smile e in buona parte già compreso, quello che dici dopo invece mi sembra risuonare in me, ma non riesco a comprenderlo davvero… cioè: se questa visione può capitare allo stesso modo al meditatore come a chiunque altro, allora cosa bisogna fare nella vita? nel senso, in che modo impieghiamo le nostre giornate e quale senso gli diamo?
    Anzi, mi rendo conto di aver fatto delle domande stupide… ciò che voglio dire è: chi è che decide? perché questa “visione” a un certo punto “capita”? perché capita a me piuttosto che a qualcun altro? perché capita in questo momento e non in un altro? Che differenza c’è allora, in fondo, tra l’andarsi ad ubriacare e il “meditare”, anche ubriacandosi ma “meditando” l’ubriacatura?

    • premdharma luglio 21, 2014 a 1:09 pm #

      la domanda ‘cosa bisogna fare?’ implica un qualcuno che deve fare qualcosa per arrivare da qualche parte in cui si crede di stare meglio. La vita accade, ti ritroverai ad osservare il corpo-mente fare le stesse cose od altre, ma con un’altra fragranza dal momento che non c’è più l’identificazione con un ‘qualcuno’. Non c’è un motivo, non c’è un senso se la visione avviene in un corpo-mente piuttosto che in un altro, come non esiste una spiegazione alla domanda: perché esiste il sole? Perché esiste l’uomo, gli animali o i minerali? Nel momento in cui questo vedere accade, ci si rende conto che in qualsiasi apparente corpo-mente accada, sta in realtà accadento in te, dal momento che la separazione è solo una percezione errata delle cose, che però anch’essa nasce dallo stesso ‘nulla cosmico’. Ti consiglio questa breve lettura per approfondire che ‘la vita non ha uno scopo o senso’, o almeno non ce l’ha per gli occhi della mente che la concepisce in una linea temporale che ha un inizio e una fine, una causa e un effetto, piuttosto che essere un eterno momento presente: https://premdharma.wordpress.com/2014/03/24/la-vita-non-ha-senso/

  3. Gioele luglio 21, 2014 a 3:27 pm #

    ok, mi arrendo, non lo posso comprendere… non riesco a comprendere che la cosiddetta illuminazione possa accadere a chiunque senza alcun senso o ragione, e indipendentemente da ciò che fai, quasi per capriccio di una qualche “entità superiore”;
    ma è anche normale non comprenderlo forse, perché come potrei comprendere (o forse accettare) con la mia mente, ciò che sta “oltre” la mia mente…
    So che c’è una verità profonda in ciò che dici, e forse, anche se ancora non lo so, l’ho già capita, l’abbiamo già capita… e comunque va benissmo così, perché non c’è, appunto, alcun senso o scopo 🙂

    Grazie!!

    • premdharma luglio 21, 2014 a 7:24 pm #

      ahahahahahah…da quello che scrivi sembra che tu l’abbia capito benissimo! 🙂 A presto

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