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La figa & la guerra

5 Dic

Un esperimento sociale meraviglioso sarebbe mandare in onda la foto di una figa (nota: mi sento troppo snob a chiamarla ‘vagina’) su tutte le emittenti televisive alle ore 13, proprio quando iniziano i telegiornali.
Analizziamo molto brevemente la figa, per quanto non ce ne sia bisogno. In primis è uno dei mezzi più creativi che ci sia, dal momento che oltre a creare un’immenso piacere sia per la donna che per l’uomo, è il luogo da cui entra il seme della vita e allo stesso tempo la porta da cui ognuno di noi è entrato in questo strano mondo, a meno che non tu sia nato con parto cesario…ma poco importa. Come ha scritto Barnard poco tempo fa, è effettivamente il fiore della vita; quantomento per gli esseri umani.

Ok, sono le 13. Ecco che passa la foto della figa su tutti canali…i religiosi si indignano, alcuni madri arrabbiatissime si ribellano della serie ‘l’ha vista il mio bambino’, altre femministe della nuova generazione si arrabbiano perché è un ‘avvilimento’ del valore della donna, eccetra eccetra.
Domanda: ma non era il fiore della vita? Eh, che brutta cosa i condizionamenti religiosi, anche per chi non è praticante.
Ok, torniamo alla realtà, la foto della figa non è passata in nessuna emittente, ma come al solito ecco immagini e video di azioni di guerra (ah scusa, missioni di pace), quando di qui e quando di là, ecco l’immagine della foto (non importa se farlocca) dell’americano che viene ucciso dall’attore dell’Isis (ah scusa, terrorista), proprio mentre il tuo piccolo bambino mangia pasta al pomodoro con babbo e mamma. Ops, dove è finita l’indignazione? Le mamme che si arrabbiano? L’avvilimento della donna o dell’essere umano? Ah già, la guerra è una cosa normale, la figa no.

Mi diverto a danzare con te

12 Ott

Non ho bisogno di dirti niente perché già sai cosa sta accadendo qui.
Quando il vedere oltre gli occhi accade, rimane la visione di questa danza di atomi connessi solamente in apparenza, figli della stessa consapevolezza indivisibile in cui la pace risiede anche nella percezione di essere qualcuno di separato dalle altre forme.
E’ una strada a senso unico in cui niente può essere tralasciato, perché sei ciò che sta guardando il gioco della vita.
Stiamo apparentemente danzando insieme, riflettendo quelle dinamiche che desiderano tornare a casa, celebrando la vita in ogni sua sfaccettatura.
Saremo sempre insieme, io sono tuo e tu sei mia, è semplicemente un dato di fatto nell’unica relazione che esiste: questa con se stessi.
Nel luogo da cui l’impermanenza sorge, non possiamo separarsi neanche se si crede di volerlo con tutto il proprio essere: ecco perché ti amo, ecco perché mi diverto a danzare con te.
Non esiste un ‘noi’ e neanche un ‘me’, c’è semplicemente l’amore che gioca qua e là in questo splendido mistero.

Con un sorriso,
Dharma

Il dono più grande di una relazione

29 Set

un-dono1Qualsiasi relazione con un altro essere umano è destinata a finire. Quando questo viene riconosciuto, ogni momento di una relazione viene vissuto come un dono e non come una cuccia in cui rifugiare le proprie sicurezze affettive. In questo dono il passato e il futuro collassano, scomparendo pian piano per ciò che credi di essere, un qualcuno di separato dagli altri, fino a che anche questo ‘qualcuno’ scompare, portandosi via di conseguenza il concetto degli ‘altri’.
Ed ecco vivere nell’eternità dell’unica relazione che esiste, questa con te stesso.

Facciamo un gioco: chi sei? :)

6 Ago

gioco chi sonoFacciamo un gioco partendo da un interrogativo di base: chi sono?
C’è solo una regola in questo gioco: per rispondere puoi affidarti solo alla tua esperienza diretta, lasciando cadere per questo lasso di tempo qualsiasi idea ci possa essere su ‘chi sono’, testimoniando il mondo con gli occhi di un bambino che non ha ancora assimilato concetti su cosa siano le cose.
Solo un’altra piccola premessa: la scienza ha dimostrato che qualsiasi cosa sia percepibile, sia essa visibile o non visibile, è energia.

Pronto? Bene, inziamo! Continua a leggere

Il mio inizio e la mia fine con le comuni di Osho

17 Lug

osho_international_pune_20111015Ho frequentato per qualche anno i centri di Osho, non a caso il nome ‘Dharma’ deriva proprio da questo.
E’ stata indubbiamente una bellissima esperienza, un invito ad entrare in contatto con le emozioni, sperimentare tecniche di meditazione ed uscire da quei condizionamenti che la società ti offre. Con gli occhi di adesso, però, non consiglierei ad un amico tale esperienza per i seguenti motivi che esporrò in maniera ‘spietatamente’ sincera: Continua a leggere

Un pensiero per la barbarie nella striscia di Gaza…

14 Lug

Israele-Palestina

Finché il senso di separazione la farà da padrona, le forme di vita non verranno viste e riconosciute nell’essenza che le accomuna, ma come categorie quali musulmano od ebreo, italiano o tedesco, bianco o giallo, umano o animale.

A questo punto ecco che la guerra si perpetua nel senso di appartenenza ad una categoria, che è solo un’etichetta attaccata ad un qualcosa che un’etichetta non potrà mai avere: l’amore. Non l’amore che nasce come emozione verso un qualcuno o un qualcosa, ma l’amore che nasce dal riconoscimento che l’apparente altro non è nient’altro che te stesso. Fino a quel momento vedremo ancora la stessa barbarie che si ripresenta con nuovi nomi, come nell’attuale caso di Palestina ed Israele.
L’invito della vita, tramite questa barbarie, è sempre lo stesso da sempre: andare al di là dell’apparente separazione per incontrarsi nell’unico ‘luogo’ possibile, la reale essenza di tutte le cose. Questo ‘luogo’ è nudo, senza un ‘Dio’, senza un colore, senza neanche un’etichetta, ma allo stesso tempo le contiene tutte nel gioco della vita che vediamo manifestarsi in questo istante eterno.

Che tu possa vivere qui, in questo ‘luogo’ dove le differenze sono solo come le onde sulla superficie del mare: inseparabili dall’oceano.

 

Con amore, Dharma

Selfie 0.0

10 Lug

selfie 0.0Ecco un articolo advaita un po geek che potrebbe sconvolgere la vita agli appassionati di fotografia o agli amanti della nuova moda del selfie (auto-ritratto). Bene, siete pronti?

Qualsiasi foto che tu abbia scattato nella tua vita era un selfie e non lo sapevi!

Ecco a questo punto dovrebbe scattare la crisi di coscienza: “ma come un selfie? Questo è un albero, quest’altra è una casa, non è né il mio volto né il mio corpo!”
Lo so, non avresti mai pensato che un selfie ti cambiasse la visione della vita, ma oggi è quello che sta per accadere, perciò allacciati le cinture! 🙂 🙂 🙂
A questo punto anche a livello logico si può intuire quello che mi accingo ad affermare, ovvero: ‘qualsiasi cosa tu fotografi sei Tu.
Sì, ogni manifestazione della vita, sia essa uno scarabeo o una tavoletta di acciaio, nasce da questa sorgente indivisibile in cui qualsiasi cosa è creata ad immagine di se stessa. Questa sorgente è la reale natura della vita in cui pensieri, emozioni e azioni sorgono, compreso il concetto di credersi qualcuno dentro il corpo separato dalle altre manifestazioni della vita.
La vita è semplice e così come è: nuda e senza alcun proprietario. Non c’è scelta, non c’è buono o cattivo, non c’è bello o brutto, non c’è un io e un te, c’è solo la vita, questa sorgente che si vive in un gioco senza alcun scopo e senza nessuna meta.
Conclusione? In questo articolo la vita sta invitando la vita a lasciar andare l’identificazione con i pensieri, le emozioni e con il corpo che si crede di abitare per godersi un selfie grande come tutto l’universo.

 

Ciao da Dharma 🙂